RAPIMENTO IN BIANCO

Sankt Moritz, Engadina, Svizzera

bernina-express-inverno

snowkite lago bianco“It’s a rapture in white” sussurra la mia vicina dal collo elegante e i capelli fini, mentre il paesaggio innevato dell’Engadina ci avvolge dai finestrini del treno. Un rapimento in bianco. Credo che la ragazza con l’accento di Chelsea, Londra sud, e il fisico da modella citi da una vecchia canzone da croonerMy Prayer. Insomma, un panorama musicale. Continua a leggere

LE ACQUE LEGGERE DELLA REGINA

Jardines de La Reina, Cuba

arcipelago de la reina 3arcipelago de la reina - squali 8Nel giardino della regina ho nuotato con i calamari. È una frase che sembra più adatta a un componimento surrealista che a una storia di viaggio. Nelle carte nautiche dei Caraibi è segnato un arcipelago lungo la costa meridionale dell’isola di Cuba che si chiama proprio così: “Los Jardines de la Reina”. Il nome glielo diede Cristoforo Colombo, in onore di Isabella di Castiglia. È un mondo di visioni d’acqua, discosto dalle rotte maggiori dei charter, in uno dei tratti di mare più incontaminati delle gloriose Antille. Un giardino che fiorisce in profondità. Continua a leggere

SUL DORSO DELLA TARTARUGA II

Kutch, Gujarat, India

rann of kutch Dholavira 2rann_of_kutch3(SECONDA PARTE)

 

Si trovano, nel Rann, villaggi fortificati come Jhinjhuvada, antica stazione di carovane. Sulle mura di fango  sono incisi fregi di foglie che ricordano quelle della cannabis. Addentrandosi nel deserto, piatto e bianco, si risale nel tempo con i resti di città millenarie come Dholavira, accanto al bet di Khadir: è l’unico dei grandi centri della civiltà dell’Indo dalla parte indiana del confine. Tra le rovine, oltre a una perfetta rete idrica e a un colossale serbatoio, sono state ritrovate statuette di 5000 anni fa che raffigurano persone in posizioni simili agli asana dello yoga. Continua a leggere

SUL DORSO DELLA TARTARUGA

Kutch, Gujarat, India

rann of kutch salt desert 1flamingos rann_of_kutchParte prima

Capitano a tutti i desideri insopprimibili. A me è successo su una pista del Rann di Kutch, uno strano deserto che si estende nello stato indiano del Gujarat fino alla foce dell’Indo in Pakistan. Chiesi all’autista della vecchia Maruti di fermarsi, presi una borraccia e un binocolo e cominciai a camminare per un paio di chilometri sulla crosta di fango e sale in vista di alcune oasi, qui chiamate bet, che si stagliano appena sulla superficie rugosa che vibra col calore, all’orizzonte. Continua a leggere