Mondo

La prima cosa che mettono in valigia è il computer. Piatto, ultraleggero, ovviamente portatile. Un po’ di memoria aggiuntiva non guasta. Poi uno smartphone ultima generazione, drive, batterie esterne, per i maniaci anche un tablet. Per il resto, i Nomadi Digitali viaggiano leggero. Magliette, jeans, sneaker confortevoli, costumi da bagno, infradito, qualche camicia e cravatta o foulard d’affezione. Una sahariana. I più romantici trovano il posto per qualche vecchia guida e un taccuino stile moleskine. C’è chi spedisce la tavola da surf. I completi eleganti li affittano in loco, quando servono. Le case se le sfilano di dosso, come le giacche. La vita deve essere leggera. Come i byte. Come l’anima. Continua a leggere





Entrare in un ruin pub di Budapest è come scivolare dietro le quinte di una elaborata scenografia teatrale. Forse perché la città sul Danubio mi è sempre sembrata uno scenario di illusioni e un palcoscenico per illusionisti (il mago Harry Houdini, all’anagrafe ungherese Erik Weisz, è nato qui). L’architettura ha la sua parte nell’effetto: bastioni medievali ricostruiti a Buda, rovine romane a Obuda, liberty sfacciato e sfaccettato a Pest. Quando sale la nebbia dal fiume, la sensazione di irrealtà aumenta, ed è come trovarsi all’interno dei bagni Szécheneyi al parco Varosliget, nell’atmosfera d’ovatta, ma senza il tepore.